Falconer – From A Dying Ember: Recensione

E così, dopo 20 anni e 9 album, con From A Dying Ember i Falconer ci dicono addio. Il presentimento lo avevo avuto, distintamente, già guardando per la prima volta l’emblematica copertina (come da tradizione opera dell’artista Jan Meininghaus): il famigliare, misterioso guerriero nordico, che ci ha accompagnato nei precedenti capitoli, infine giace esanime, il volto segnato dalla battaglia, disteso nel vascello incendiato che lo conduce attraverso il suo ultimo viaggio solitario. L’espressione serena sul suo volto è inequivocabilmente quella di chi se ne va in pace, sapendo di aver dato tutto, nella gioia e nel dolore, senza rimpianti.

Purtroppo il presentimento era fondato, la cover simboleggia accuratamente (e deliberatamente) la realtà: pochi giorni prima della pubblicazione dell’album, avvenuta il 26 giugno di quest’anno, Stefan Weinerhall pubblica sulla pagina Facebook della band un comunicato ufficiale. E i fan entusiasti e frementi per la nuova release a 6 anni di distanza dallo splendido e trascinante Black Moon Rising, che giornalmente consultano la pagina in cerca di succose anticipazioni e curiosità sul 9° album, improvvisamente si ritrovano a pregustare il nuovo materiale con l’amaro in bocca. 

Fa molto strano, quando una band che hai seguito per 20 anni chiude i battenti. Specialmente se, da quando ascolti musica con intento e passione, è il primo gruppo a cui tieni veramente che cessa di esistere. La triste certezza che non torneranno più a emozionarti con un nuovo lavoro, distillato artistico di vite vissute al di là dello schermo, è solo parzialmente mitigata dalla consapevolezza di poter sempre riascoltare e riassaporare quanto ci hanno già regalato.

Dopo cinque lustri di conoscenza ormai i membri della band sono un po’ come degli amici. Non li hai mai incontrati di persona, magari, ma ne hai ascoltato la “voce” migliaia di volte, li hai visti su un palco grazie a YouTube (purtroppo i Falconer non hanno mai pubblicato un live DVD), a volte non li hai visti e sentiti per anni, ma puntualmente sono tornati ad essere parte integrante significativa della tua vita.

E se le alte fiamme che divorano il dreki sulla copertina significano certamente la fine di un’era, dopo aver ascoltato e assimilato From A Dying Ember posso dire che il fuoco rappresenta molto più di questo: è la passione dell’artista che arde, divampando a volte col massimo splendore possibile, consumando con foga tutto ciò che la anima, lasciando un segno indelebile in ciò che la circonda, per poi affievolirsi e, pian piano, languendo tornare invisibile a covare sotto la cenere. Mi piace pensare che sia così, che i Falconer un giorno torneranno ad infiammare i nostri cuori con nuovo materiale, narrato dalla voce straordinaria di un Mathias Blad che, come il vino eccellente, matura e si affina con l’età.

Nel frattempo, la certezza è che la fiamma dei Falconer continua a brillare anche nell’album del commiato, e con buona intensità. A volte così intensamente da rischiarare, ruggendo, qualsiasi ombra, per poi lasciare di nuovo spazio al silenzio della notte racchiuso tra lo sciabordìo delle onde contro il funebre vascello. Realisticamente, gli svedesi non ci avrebbero potuto dire addio in modo migliore dopo 20 anni di onorata carriera. Inizialmente, però, ero molto scettico: il primo singolo, “Desert Dreams“, ai primi ascolti mi era parso un brano standard, calcolato e non viscerale, privo di mordente. Tutto il contrario dello spirito che animava Black Moon Rising. Impressione che ho avuto anche ascoltando il secondo antipasto, “Kings and Queens“, e allora sì che ho cominciato a temere il peggio. Ma fortunatamente i miei timori sulla qualità dell’album erano infondati.

Ascoltando From a Dying Ember per intero tutto ha senso. Bastano pochi ascolti per calarsi nello spirito di questo lavoro e cominciare ad apprezzarne i brani, che vanno dal discreto all’eccezionale. Come è normale che sia, qualcuno prende subito, altri richiedono più tempo per essere assimilati. La stessa “Kings and Queens” è uno dei pezzi che preferisco, e il ritornello soft, che inizialmente mi aveva fatto storcere il naso, ora è uno dei più piacevoli momenti sing along dell’album. Come da tradizione degli svedesi, gli splendidi chorus da cantare con Mathias non mancano: tra i miei preferiti quello antemico di “In Regal Attire”, che non intende minimamente raggiungere l’assoluta maestosità di quello di “Halls And Chambers” nel disco precedente, ma è comunque fico. From a Dying Ember è un album molto vario e ricco di spunti, ma mi soffermerò su due brani: i miei preferiti e, a mio parere, anche i più significativi del lotto.

“Rejoice The Adorned” è una ballad clamorosa, con solo piano e voce. Non ho parole per descriverne la bellezza. Prosegue nel solco di Portals of Light e Long Gone By (delle quali, peraltro, sono state finalmente registrate le versioni acustiche: sono 2 delle 3 bonus track dell’edizione Digipack di From a Dying Ember), ma riesce a scavare ancora più in profondità nell’animo dell’ascoltatore, rapito dalla struggente voce di un Mathias Blad che stupisce per intensità e delicatezza. Senza timore di smentita uno dei pezzi più belli di tutta la discografia dei Falconer e non solo. Anche Stefan Weinerhall la considera una delle sue migliori canzoni di sempre (per quanto sul disco non ne suoni alcuna parte) e ci svela la sua genesi:

Avevo già scritto parte della musica, ma poi circa un anno fa mia nonna è morta, poi mi è venuta l’idea per il testo perché, sebbene facessi cordoglio per la sua morte, mi sono detto che avrei dovuto essere davvero contento che il nostro affetto significava qualcosa. Quindi era davvero importante piangerne la scomparsa. Questa è l’ispirazione per i testi. Dopo di che, la canzone è davvero cresciuta e dall’inizio doveva essere una ballata acustica. Ma poi Jim (Hedlund, l’altro chitarrista – NdR) mi ha detto che forse avremmo potuto suonarla con il piano, ed era semplicemente perfetto. Voglio dire, la voce di Mathias incanta davvero, è perfetta per le canzoni più delicate e dolci.

Di tutt’altro genere è la conclusiva “Rapture”, che rappresenta una chiusura del cerchio su vari fronti. Prima canzone che Stefan Weinerhall scrive assieme al vecchio bandmate Karl Beckmann in 20 anni, è un epico ritorno alle origini, quando i Falconer nascevano dalle ceneri degli appena defunti Mithotyn. Particolarmente interessanti ed emblematici i retroscena che si celano dietro la nascita del brano, come riportati dallo stesso Weinerhall:

L’ultima canzone dell’album, “Rapture”, è iniziata come un nuovo tentativo di canzone dei Mithotyn, destinata a comparire in una riedizione di tutti i demo dei Mithotyn. NON in alcun modo un ritorno dei Mithotyn, solo un modo per generare entusiasmo e interesse per la riedizione dei demo su CD. Ad ogni modo, poiché Karl Beckmann e io avevamo scritto la canzone, abbiamo finito per renderci conto che nessuno di noi voleva davvero allocare il tempo necessario per provare e registrare la nuova canzone. Ho chiesto a Karl se potevo invece prenderla, metterci dei testi nuovi e usarla per i Falconer, ho anche fatto alcuni piccoli cambiamenti nell’arrangiamento e ho sostituito alcune melodie di chitarra con la voce. Mettendola come ultima canzone mi sembra davvero di chiudere il cerchio.

Da parte mia posso solo dire che adoro questo gioiello, che per freschezza e intensità sta almeno una spanna sopra a tutti gli altri pezzi (la ballad è un caso a parte) e che, probabilmente proprio per la connessione con i Mithotyn, più di tutti richiama le atmosfere del mitico disco di esordio omonimo, Falconer.
“Rapture” dunque è climax e conclusione ideali di un ottimo lavoro, un perfetto album di addio. From a Dying Ember è un’opera dal piglio antologico, che racchiude in sé tutte le sfaccettature mostrate dalla band in 20 anni di carriera. Sa essere divertente e malinconico, trascinante e drammatico, ricco e privo di fronzoli: appena termina si ha voglia di farlo ripartire, per tornare a far rotta verso regioni remote perse tra le nebbie del passato e del presente, immersi in uno stato di languida beatitudine.

I sail on raging waves
Onto a distant shore
Cross the vast seven seas
I feel peace in the storms

Fear the darkness of the deep
Ever present the void
As alone as one can be
I feel nothing but joy

Giudizio finale: Memorabile


Tracklist:

  1. Kings And Queens
  2. Desert Dreams
  3. Redeem And Repent
  4. Bland Sump Och Dy
  5. Fool’s Crusade
  6. Garnets And A Gilded Rose
  7. In Regal Attire
  8. Rejoice The Adorned
  9. Testify
  10. Thrust The Dagger Deep
  11. Rapture


Lineup:

Stefan Weinerhall – Chitarre, Tastiere
Karsten Larsson – Batteria
Mathias Blad – Tastiere, Voce
Magnus Linhardt – Basso
Jimmy Hedlund – Chitarre (Lead)

Link:

Bandcamp: https://falconer.bandcamp.com/
Facebook: https://www.facebook.com/falconermetal/

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